ll principio del pirodiserbo consiste nell’innalzamento di temperatura dei tessuti vegetali, provocando, all’interno dei tessuti esposti, prima la denaturazione delle proteine (a 70- 80 °C) e poi, a temperatura di ebollizione, la rottura delle cellule, causando di conseguenza la morte di quel tessuto o dell’intera pianta. Perciò la pianta non viene bruciata, ma “lessata”, morendo in seguito per essiccamento.

PIRODISERBATRICI A FIAMMA LIBERA

Dal punto di vista strutturale, le attrezzature per il pirodiserbo sono macchine simili a sarchiatrici, dove al posto o in aggiunta a zappe o denti vengono montati bruciatori a GPL.

Le pirodiserbatrici si distinguono in base al tipo di azione termica: localizzata o su tutta la superficie.

Queste ultime sono meno usate in agricoltura, perchè permettono solo basse velocità d’avanzamento (circa 2 km/h) e richiedono quantità maggiori di gas.

L’impiego della fiamma libera localizzata sulla fila consente di operare invece intorno ai 3 km/h con consumi di gas più contenuti.

Tecnica d’uso

Il pirodiserbo viene usato in varie fasi dei cicli colturali con le seguenti tecniche:

– in pre-emergenza sulla fila o sull’intera superficie (usato per colture a lenta germinazione, come carote, porri, cipolle);

– in post-emergenza sull’intera superficie in quanto la selettività è basata sulla differente resistenza termica tra coltura e infestante (poiché tale differenza dipende dalla fase fenologica, è molto importante la tempestività d’intervento);

– in post-emergenza tra le file mediante protezione della fila (selettività “di spazio”);

– in post-emergenza sulla fila (selettività di tipo fenologico);

– in pre-raccolta, ad esempio, per disseccare la parte aerea delle patate;

– in post-raccolta per distruggere residui colturali infetti;

– in impieghi extra-agricoli (ad esempio, per ripulire bordure, fossi, aie, ecc.);

– nel frutteto sulla fila con dispositivo intraceppo.

L’efficacia di azione è valida contro le infestanti dicotiledoni, a volte insufficiente contro le monocotiledoni. Ciò rende più difficile regolare l’intensità della fiamma con la velocità d’avanzamento, perché, a parità di fiamma, velocità basse aumentano l’esposizione delle foglie al calore, ma aumentano anche il consumo di gas per ettaro e viceversa. L’azione termica colpisce la parte aerea delle piante, perciò le piante infestanti poliennali con apparato radicale perenne possono rigermogliare e richiedere un altro intervento. Il pirodiserbo, perciò, è una tecnica che costituisce spesso una valida alternativa, ma è bene usarla in combinazione con altre di tipo meccanico, per esempio con sarchiatrice o sarchia-separatrice. Inoltre, a causa del consumo del gas, il pirodiserbo trova solitamente impiego nella difesa di colture ad alto reddito. Per queste due ragioni si tende a utilizzare il pirodiserbo solo per interventi sulla fila, abbinando i bruciatori sulla fila ad elementi sarchianti, che intervengono meccanicamente nello spazio interfila.

L’epoca ottimale per operare il diserbo termico è quando le infestanti sono allo stadio di 2a e 4a foglia.

In questa fase le piante sono esili e non hanno ancora immagazzinato sostanze di riserva nelle radici.

Agire in questa fase permette di:

– consumare meno energia;

– operare più velocemente e con maggiore efficacia;

– evitare che le infestanti vadano a seme.

PIRODISERBATRICI A FIAMMA PROTETTA

Sono costituite da una serie di bruciatori – uno per ogni fila – ciascuno protetto da un lungo tunnel di lamiera inox coibentata, largo circa 25 cm. Queste macchine s’impiegano con la coltura in pre-emergenza nel caso di carote, cipolle, prezzemolo, ecc. oppure in post-emergenza precoce nel caso di cipolle, porro, ecc.

Questa versione è di nuova generazione rispetto alla fiamma libera, perché si è evoluta in vari aspetti:

  1. il tunnel di protezione aumenta l’efficienza termica del bruciatore (il calore viene mantenuto sul terreno per tutto il tempo del passaggio);
  2. la presenza del tunnel consente una maggior velocità d’avanzamento ed evita l’effetto deriva della fiamma, causato dal vento;
  3. il trattamento localizzato, rispetto a quello a tutto campo, riduce la superficie trattata e di conseguenza il consumo di gas;
  4. non è più necessaria la presenza di uno scambiatore di calore, perché, grazie al ridotto impiego di gas, al di sopra di circa 10 °C di temperatura ambiente, esso non serve più;
  5. si può intervenire in campo anche quando il terreno è umido.

Tecnica d’uso

La tecnica d’uso è analoga a quella delle pirodiserbatrici convenzionali.

Rispetto alle macchine della precedente generazione, queste dimezzano all’incirca il consumo di gas e raddoppiano la velocità d’avanzamento. Attualmente le prove in campo hanno fornito valori di consumo di GPL intorno a 13-14 kg per ettaro con un’autonomia di circa 8 ore e una velocità d’avanzamento di 4-5 km/h, che consente capacità di lavoro da 0, 6 fino a 1,5-1,8 ettari/ora a seconda della larghezza di lavoro della macchina.

Per ridurre i costi del gas, è buona la combinazione con macchine per la gestione meccanica delle infestanti nell’interfila.

Per il controllo delle infestanti tra le file si preferisce differenziare il periodo d’intervento, utilizzando altri tipi di attrezzature ad azione meccanica. Infatti, nell’interfila è preferibile intervenire non in post-emergenza precoce, ma quando è emerso il maggior numero d’infestanti possibile e, altro valido motivo, quando il terreno è in stato di tempera.