Le antiche origini di questa razza sono da ricercare nella capra Falconeri o Markor, proveniente dall’Asia Occidentale. Si è diffusa, dapprima, in Sicilia per mezzo dei Greci nel 5-6 sec a.C., specialmente nelle zone della Provincia di Agrigento (da cui prende il nome “Girgenti“), e attualmente è allevata soprattutto in Sicilia (prov. Agrigento) e in Calabria. Fino a qualche decennio fa le capre girgentane pascolavano liberamente nella Valle dei Templi, proprio in mezzo ai Templi che furono la culla della nascita di questa specie caprina.  In seguito, a tutela del sito archeologico,  vennero realizzate delle recinzioni ove le capre pascolano in uno stato di stabulamento  o semistabulamento. La razza Girgentana divenne presidio Slow Food poiché negli anni 60 si contavano 50-60 mila capi allevati oggi, invece, se ne contano circa 800 capi con una riduzione tale che porta a prendere in seria considerazione la messa a punto di programmi di salvaguardia, allo scopo di evitarne l’estinzione. Il declino della razza è dovuto alla scarsa remunerabilità degli allevamenti. In questi anni il Presidio ha lavorato alla valorizzazione e alla promozione dei formaggi fatti interamente con latte di capra girgentana (robiola e un semistagionato) al fine di ridare dignità, anche economica, agli allevatori e per favorire l’incremento dei capi allevati. La razza girgentana è autocnona e possiede delle caratteristiche molto particolari. Inconfondibile per le sue corna attorcigliate e spiralate che la rendono esteticamente attraente, è un animale gentile, elegante, dolce e intelligente. È una capra di taglia media con pelo lungo, folto e bianco, talvolta maculato. Sul mento ha della barbetta e sulla fronte un ciuffo folto che gli allevatori tagliano “a frangetta” (con l’eccezione del caprone). La bellezza e la particolarità di questo animale è legata soprattutto alla presenza di corna in entrambi i sessi: corna erette e unite alla base, che nei maschi possono raggiungere i 70 cm. Per ciò che concerne la produzione del latte, questo è, dopo quello umano, il migliore. È rinomato per la qualità dovuta all’ottimo equilibrio tra grasso e proteine, possiede un’alta digeribilità, minore quantità di betacarotene, piccoli glomeruli ed è destinato al consumo diretto sia per il sapore dolce che per lo scarso odore ricino.

Stefania Gentile