L’agroalimentare italiano, che solo qualche settimana fa festeggiava lo storico traguardo dei 50 miliardi di euro, deve fare i conti non solo con l’incremento dei costi di produzione ma anche con il conflitto apertosi tra Russia e Ucraina.
Tensioni scatenate da un insieme di fattori di tipo congiunturale, geopolitico e non ultimo speculativo, che rendono l’Italia particolarmente vulnerabile in ragione dell’alto grado di dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti di grano e mais. Un problema è rappresentato dall’esportazioni che vedono l’Italia tra i principali fornitori di Mosca di prodotti agroalimentari, addirittura al primo posto per gli invii di vini e di spumanti, prodotti fino a questo momento risparmiati dalle restrizioni commerciali varate da Mosca nel 2014. Dall’analisi di Ismea, frumento tenero, frumento duro e mais hanno raggiunto in Italia e all’estero quotazioni
mai toccate prima. Il grano duro ha raggiunto in Italia il suo prezzo massimo a dicembre 2021, e in questo caso a pesare sull’instabilità dei mercati è soprattutto il vuoto d’offerta che si è creato dopo il crollo dei raccolti in Canada (-60%), principale esportatore mondiale e il calo di altri importanti Paesi produttori. Il ruolo del grano duro russo sulle forniture globali è praticamente inesistente, poiché la produzione è concentrata soprattutto
in Europa, Canada, Usa, Turchia e Algeria.
Diverso è il caso del frumento tenero, dove la quota russa e ucraina sulla produzione mondiale arriva al 14% (16% se consideriamo anche il Kazakistan), e la situazione di instabilità si sta riverberando in maniera decisa sulle principali piazze di scambio internazionali e sui mercati dei futures. Tuttavia, il peso dell’export
di frumento tenero russo e ucraino incide sulle importazioni italiane del prodotto solo per il 6% in volume nel 2020.
Secondo un’analisi Coldiretti, l’Italia importa il 64% del grano tenero per il pane e i biscotti, il 44% di grano duro necessario per la pasta, senza dimenticare il mais e la soia fondamentali per l’alimentazione degli animali e per le grandi produzioni di formaggi e salumi Dop, dove con le produzioni nazionali si riesce attualmente
a coprire rispettivamente il 53% e il 73% del fabbisogno nazionale. L’aumento del costo del mais è dovuto alla vorticosa crescita della domanda cinese legata al riavvio della produzione suinicola dopo l’epidemia di peste
suina, ma gli ulteriori rincari sono il diretto riflesso del clima di incertezza di questi giorni.
Dunque, il costo della pasta, che si produce con il grano duro, non dovrebbe risentire al momento di particolari rialzi causati, a differenza di pane, biscotti o farine, prodotti derivati da grano tenero, o del mangime per
gli animali. In relazione all’interscambio tra l’Italia – Ucraina, il nostro Paese è il secondo fornitore di prodotti agroalimentari di Kiev.
Oltre al settore agroalimentare un altro elemento che sta sempre più aumentando e portando all’esasperazione gli agricoltori è il prezzo del gasolio agricolo che continua ad aumentare. I prezzi dei carburanti stanno registrando una significativa impennata, con rincari anche di 0,06 €/l in una sola settimana.
In questi giorni il gasolio agricolo ormai sfiora 1,20 €/l. è un elemento indispensabile per l’agricoltura,
motore primario per le lavorazioni dei terreni, per la gestione delle coltivazioni e altre attività aziendali,  ultimamente qualcuno l’ha pagato anche di 1,24 €/litro ma fino a poco meno di un anno fa, invece, i prezzi non superavano i 0,65-0,70 €/l. La situazione è diventata critica pure per la preparazione dei terreni per
la semina, in quanto è aumentato il costo dei concimi con rincari fino a oltre il 50%. Se prima uno specifico prodotto fitosanitario costava 30 €/quintale, ora lo stesso supera i 70 €/quintale.
L’incremento è iniziato lo scorso gennaio 2021 e sta continuando fino a raggiungere quote che non si toccavano dal 2008. Prezzi in alto per fosfato biammonico, cloruro di potassio e anche per l’urea. Non sono esenti da aumenti perfosfati triplo (Tsp) e semplice (Gssp). Stiamo vivendo in un’era dove c’è l’aumento del prezzo dei semi, il caro-carburante agricolo e l’incremento del prezzo dei fertilizzanti. Nel settore agroalimentare
tutti questi aumenti stanno portando sempre più gli agricoltori a farsi due conti e constatare che la situazione sta sfuggendo di mano in maniera esponenziale. Se il rincaro in agricoltura non si fermerà, porterà sempre più
gli agricoltori a vedere sempre meno roseo il futuro per la nostra agricoltura.