Tutti sappiamo che dal momento dell’emanazione del decreto attuativo occorrono almeno due anni per formare il personale della motorizzazione, delle officine che dovranno mettere a disposizione gli spazi e le attrezzature per effettuare la revisione e soprattutto per predisporre gli spazi dove sistemare le nuove attrezzature da acquistare. Probabilmente il senso di questa proroga, oltre che non far rischiare multe a chi utilizza le strade pubbliche con i propri mezzi agricoli, è di predisporsi a nuove ulteriori proroghe.
Federacma, tramite UNACMA, da anni dichiara che la nostra categoria è pronta per assumersi le responsabilità legate alla costituzione delle officine. Ne è conferma il fatto che già 300 aziende hanno le attestazioni conseguite nei corsi organizzati da Unacma, con docenti dell’Inail e presso le sedi INAIL. Qui di seguito troverete il testo ufficiale pubblicato.
Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2021, n. 228, recante disposizioni urgenti in materia di termini legislativi approvato il 18 febbraio 2022 (milleproroghe) 5-ter. Al fine di sostenere la continuità dell’esercizio delle attività imprenditoriali agricole garantendo il corretto impiego delle dotazioni meccaniche aziendali, i termini per la revisione delle macchine agricole di cui al decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 20 maggio 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 149 del 30 giugno 2015, sono fissati:
(Atti Parlamentari — 39 — Camera dei Deputati, XVIII LEGISLATURA A.C. 3431-A/R) a) per i veicoli immatricolati entro il 31 dicembre 1983, al 31 dicembre 2022; b) per i veicoli immatricolati dal 1° gennaio
1984 al 31 dicembre 1996, al 31 dicembre 2023; c) per i veicoli immatricolati dal 1° gennaio 1997 al 31 dicembre 2019, al 31 dicembre 2024; d) per i veicoli immatricolati dopo il 1° gennaio 2020, al quinto anno successivo alla fine del mese di prima immatricolazione.
Sulla base dell’articolo pubblicato dalla rivista on line Agronotizie del 25/2/2022, che conferma delle ipotesi che avevamo già fatto, i ministeri MIPAAF, MIMS e Ministero del Lavoro si passano la palla con l’unico obiettivo di continuare a ritardare l’emanazione del decreto attuativo sulla revisione (che aspettiamo da 7 anni) o di ridurne l’efficacia, sulla spinta di influenti associazioni
della filiera, forse di agricoltori. Trovatisi alle strette, soprattutto dopo il question time del 9
febbraio scorso alla Camera, il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, la “butta in caciara” (scusate il dialetto romanesco) riprendendo una vecchissima idea, addirittura precedente al 2015. Propongono infatti di attuare la revisione solo per “la parte stradale” addossando ad altri eventuali responsabilità di non poter inserire “i controlli sulla sicurezza”. In effetti, da nostre fonti, ci risulta che con un po’ di buona volontà ed un mese di lavoro, si potrebbe attuare la revisione così come predisposto dal Gruppo
di lavoro composto da funzionari del Mims, del Ministero delle Politiche Agricole e da funzionari dell’Inail. C’è solo da capire chi vuole favorire chi, e soprattutto perché