Nell’ultimo decennio stanno emergendo sempre di più dei temi importanti quali il rispetto per l’ambiente, l’attenzione alla qualità del cibo, il rinnovato interesse ad investire in agricoltura, le opportunità di impiego che le campagne offrono, il rapporto con la terra e l’inclusività sociale.
Il delinearsi di nuove funzioni dell’attività agricola ha portato a conferire all’agricoltura l’attributo di “multifunzionale”. Tra le diverse possibili declinazioni legate al concetto di multifunzionalità in agricoltura emerge così la capacità delle aziende di rispondere in maniera diretta ai nuovi bisogni della collettività, garantendo a particolari fasce di popolazione servizi di tipo socio-sanitario, didattico, formativo ma anche nuove prospettive occupazionali. É esattamente in questo contesto che si inserisce un nuovo ruolo dell’attività agricola: quello dell’agricoltura sociale.
Il valore aggiunto dell’agricoltura sociale è la programmazione di occasioni concrete d’inclusione pensate per le persone svantaggiate con l’obiettivo di poterle integrare in uno specifico contesto di vita dove il loro potenziale personale possa essere pienamente valorizzato, ribaltando la logica “dell’utente in cura” in “soggetto che si prende cura”. In realtà l’agricoltura ha da sempre svolto un ruolo sociale. Nel passato la famiglia rurale ha rappresentato la prima, e spesso unica, forma sociale di protezione dei soggetti maggiormente vulnerabili e l’agricoltura il principale settore di occupazione e di produzione.
I benefici del lavoro con le piante o le relazioni con gli animali sono molteplici, dal rapporto genuino di fiducia che si riesce ad instaurare fino alla capacità di prendersi cura di qualcosa o qualcuno.
In questo rapporto si permette agli utenti di lavorare in modo semplice, a contatto con la natura in un ambiente protetto privo dell’aggressività e dello stress tipico della società moderna. Permette di creare inoltre le condizioni per aprirsi agli altri e porsi nella maniera corretta nel dialogare e migliorare i rapporti tra le persone. In questo modo, inoltre, è possibile salvaguardare e valorizzare il territorio circostante, con la sua storia e le sue tradizioni. Le categorie che generalmente usufruiscono di queste occupazioni sono composte da persone con disabilità fisiche e/o psichiche, detenuti o ex detenuti, tossicodipendenti o alcolisti, vittime di violenza, bambini e adolescenti abbandonati e con profondi disagi, o semplicemente individui che vogliono migliorare la propria salute e lo stile di vita.
Gli erogatori del servizio quali enti, associazioni, centri specializzati, servizi sanitari, organizzazioni professionali agricole, tecnici, ricercatori, animatori sociali e molti altri ancora, si pongono come
punti di riferimento per le aziende agrisociali che seguono questi percorsi umanitari.
Le attività che vengono sviluppate e praticate nei progetti di agricoltura sociale sono tante ed eterogenee come, ad esempio, pet therapy, ippoterapia, onoterapia, ortoterapia, agriasili, school gardens, corsi di formazione ed educazione, laboratori, percorsi, degustazioni etc.
L’agricoltura sociale si è sviluppata in maniera spontanea senza uno specifico supporto da parte delle autorità pubbliche, e si stima che in Europa siano presenti oltre 6.000 progetti, di cui circa un migliaio in Italia.              In linea generale, è possibile affermare che quasi tutti i Paesi europei si contraddistinguono per un forte spirito di cooperazione ed inclusione, l’apertura al territorio, la scelta di avviare processi di coltivazione con metodo biologico.
Il grande fermento intorno alle pratiche di agricoltura sociale ne ha promosso l’interesse anche tra le istituzioni. Nel 2010 il MiPAAF (Ministero Politiche Agricole Alimentari Forestali) ha introdotto l’agricoltura sociale come elemento nuovo nella revisione del Piano Strategico Nazionale per lo Sviluppo Rurale.
Nel 2015 il Parlamento italiano ha approvato la legge 141 “Disposizioni in materia di agricoltura sociale”, dopo un articolato iter e numerose proposte presentate in Senato e alla Camera.
In Sicilia l’agricoltura sociale si caratterizza per una varietà di situazioni e soggetti. La Regione Siciliana
è intervenuta più volte in materia, sollecitando la presentazione di progetti di sviluppo innovativi al fine di rafforzare le opportunità occupazionali e di reddito delle aree rurali, valorizzare il patrimonio agricolo forestale e favorire il ricambio generazionale nel comparto agricolo.
L’obiettivo principale della mia tesi sperimentale è stato, dunque, quello di effettuare un’analisi economica sulle aziende agricole sociali siciliane al fine di colmare una lacuna di conoscenza e interpretazione all’interno di uno scenario che si aggiorna continuamente e definire il valore aggiunto che le aziende agricole sociali offrono al sistema economico.
A tal proposito è stato somministrato un questionario a dieci strutture site in tutto il territorio siciliano e appartenenti alla Rete Fattorie Sociali Sicilia, mediante interviste face to face o telefoniche.
Il campione di aziende agro-sociali siciliane è stato selezionato in base ad alcuni parametri come l’importanza economico-produttiva delle attività tecniche dell’agri-zootecnia e condotte secondo il principio dell’agroecologia e una parte di queste nel rispetto dell’agricoltura biologica.
Per la totalità delle aziende intervistate la decisione di adottare pratiche agri-sociali è scaturita da motivazioni ideologiche, affermando il desiderio di voler tendere la mano ai più deboli e rafforzare capacità e autostima in ogni individuo.
Il territorio siciliano è noto per la sua agricoltura variegata, grazie alla presenza di diversi tipi di fasce  pedoclimatiche che permettono la coltivazione di numerose specie. Le aziende rilevate hanno ampiezza variabile con una SAU prevalente tra i 10 e i 50 ettari, in cui spicca l’indirizzo produttivo misto.
La forma giuridica del campione esaminato, conferma che in Sicilia la ditta individuale prevale sul resto delle forme giuridiche relative alle aziende agricole pure, mentre per le aziende agricole so-ciali con spiccata vocazione al sociale vedono la cooperativa sociale quale forma prevalente. Inoltre, tra le figure imprenditoriali e i coadiuvanti familiari si denota un’età inferiore ai 60 anni, chiaro segnale di un ricambio generazionale sempre più evidente, in vista anche della possibilità di partecipare ai bandi PSR per l’insediamento di giovani agricoltori.
Per quanto riguarda i servizi terapeutico – riabilitativi offerti dalle aziende agri-sociali, analizzando le principali patologie, i disagi e le esigenze delle utenze accolte, si osserva che la categoria prevalentemente ospitata negli anni è quella costituita dai minori, seguita da disabili psichici e fisici.
Abbastanza rilevante la presenza di immigrati e stranieri che vengono accolti presso le aziende per essere integrati nelle loro attività o per frequentare corsi, tirocini e stage. Anche l’inserimento socio lavorativo ha un peso rilevante, in quanto il lavoro è lo strumento principale per dare dignità alle persone e per favorire l’inclusione nella società.
Le indagini hanno messo in evidenza come l’agricoltura sociale possa rappresentare un’opportunità importante per lo sviluppo delle aree rurali non solo in termini di supporto alla popolazione, ma anche per lo sviluppo economico, soprattutto dopo la pandemia da COVID-19 che ha colpito tutto il mondo.
Altro aspetto stimolante è l’ingresso o il ritorno nelle attività agricole di professionisti impiegati in altri settori, donne, giovani e famiglie che vedono nella riscoperta della funzione sociale un’occasione da cogliere al volo.
Tuttavia, oggi sono ancora riscontrabili alcune criticità che necessitano di essere superate per una piena affermazione del fenomeno, quali in particolare, le condizioni di marginalità ed isolamento in cui spesso si trovano ad operare la maggior parte delle realtà, la carenza di una regia di livello nazionale, lo scarso coordinamento e disinteresse tra le diverse istituzioni pubbliche coinvolte in tali pratiche, la preparazione spesso insufficiente delle figure agricole e di quelle sociali.
Le figure intervistate, infatti, hanno affermato che occorre cambiare la percezione che si ha delle attività sociali, poiché si sottovalutano credendo si tratti di semplici progetti veloci da realizzare con zero tempo e impegno; inoltre, avendo un carattere temporaneo e non permanente devono essere sostenute soprattutto a livello economico, in modo da fornire un reddito.
Vi sono ancora degli obiettivi fondamentali che devono essere raggiunti nel miglior modo e minor tempo possibile, coinvolgendo un numero elevato di imprese agricole al fine di estendere i benefici dell’agricoltura sociale sui territori.
L’auspicio è che si stabilisca un equilibrio omogeneo, semplice ed immediato per lo sviluppo di un settore trasparente e sempre più inclusivo. Citando le parole dell’attivista e ambientalista indiana Vandana Shiva:  “Non c’è posto dove non si possa seminare la speranza”.

Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente
Corso di Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Agrarie
TESI DI LAUREA
La misurazione del “valore” generato dalle aziende agricole so
ciali in Sicilia
Candidata: Ilaria Vincitore
Matricola O35000493
ANNO ACCADEMICO 2019-2020