Il mandorlo appartiene alla famiglia delle Rosaceae, tribù delle Prunoideae alla specie Amygdalus communis a cui secondo Molon appartengono 8 sottospecie delle quali 3 assumono interesse per la coltiazione:
A. communis ssp. amara (mandorla amara);
A. communis ssp. sativa (mandorla dolce);
A. communis ssp. fragilis (mandorle dolci a guscio cartaceo).
La mandorla è originaria dell’Asia centro occidentale e marginalmente della Cina. I primi esemplari domestici appaiono già nella prima parte dell‘ Età del Bronzo (dal 3000 al 2000 a.C.). il primo impianto di mandorlicoltura venne introdotto in Sicilia dai Fenici, proveniente dalla Grecia, tanto che i Romani lo chiamavano noce greca. In seguito si diffuse anche in Francia e Spagna e in tutti i Paesi del Mediterraneo.

In America giunse nel XVI secolo. Oggi nella Val di Noto, tra le province di Siracusa e Ragusa, ha trovato il suo habitat ideale, producendo varietà di tale pregio (Pizzuta, Fascionello, Romana) da diventare un marchio conosciuto in tutto il mondo, la Mandorla di Avola. Gli alberi sono di medio sviluppo monocaule, con fusto rugoso, grigio nerastro, portamento globoso, foglia caduca. Le foglie sono strette e verde chiaro con margine seghettato e il picciolo lungo quanto la lunghezza media della lamina. I fiori sono bianchi o leggermente rosati, sono dotati di 5 petali, gli stami possono variare da 20 a 40, l’ovario ha 2 sacche con 1 o 2 ovuli e a volte possiamo trovare 3 – 4 pistilli. Le gemme a fiore si trovano isolate o a gruppi di 2-3, sempre in posizione laterale, su rami misti di un anno o raggruppate in dardi a mazzetto. Le radici sono fittonanti e fortemente ramificate. Il terreno esplorato puó essere 6-7 volte superiore alla proiezione della chioma. In terreni sciolti puó raggiungere notevoli profonditá. La fioritura è molto precoce, dipende dalla cultivar e dalle condizioni climatiche con variazioni tra la fine di dicembre e la fine di marzo. La specie manifesta moderato fabbisogno in freddo ed elevato fabbisogno in caldo. L’impollinazione è entomofila per cui nel mandorleto si rende necessaria la presenza di un certo numero di arnie durante la fioritura. La maggior parte delle cultivar è autosterile, ed inoltre sussistono casi di eteroincompatibilita, ciò risulta estremamente importante ai fini della scelta delle cultivar. Il frutto è una drupa ovoidale con esocarpo fibroso chiamato mallo di colore verde e il più delle volte ri
coperto da peli. Il mallo è prima carnoso poi legnoso, si stacca facilmente dall’endocarpo (guscio legnoso, bucherellato). La parte edule consiste nel seme (mandorla), è ricoperto da una epidermide rugosa, di colore bruno-rossiccia. Spesso si trovano 2 semi nello stesso guscio (caratteristica negativa di alcune varietà).

Il panorama varietale è costituito da diverse cultivar di origine italiana e da alcune di origine straniera. Le italiane più diffuse, per lo più di origine pugliese e siciliana, sono: Tuono, Genco, Filippo Ceo, Pizzuta d’Avola, Fascionello, Romana, Supernova. La Genco ha un’epoca di fioritura tardiva che va dal 1 al 15 marzo, il periodo di raccolta si aggira verso il 20-30 di settembre. Presenta una resa in sgusciato all’incirca del 35% infine ha pochissima percentuale di presentarsi in semi doppi 0-4%. La forma del frutto con mallo è ovale. La Tuono è una cultivar anch’essa tardiva dal 1 al 15 marzo, l’epoca di raccolta si aggira tra il 20-30 del mese di agosto e presenta una percentuale del 10-15% di trovare semi doppi. La sua resa in sgusciato è del 35%. La forma del frutto con mallo è appuntita. La cultivar Pizzuta d’Avola ha un’epoca di fioritura che si aggira tra il 16 e il 28 febbraio, presenta una forma ovale del frutto con mallo. Ha un’elevata percentuale di presenza dei semi doppi. La cultivar Supernova ha anch’essa una fioritura tardiva e la raccolta si aggira verso i primi di settembre sino al 20 del mese. Ha una resa in sgusciato del 40% ed ha una percentuale del 10-15% di probabilità di semi doppi. Tra quelle di origine straniera merita di essere citata prevalentemente Ferragnes che presenta un’epoca di fioritura tardiva con epoca di raccolta dal 10 al 20 di settembre, rara presenza di semi doppi. Le cultivar a fioritura precoce non vanno utilizzate negli areali più freddi: Pizzuta d’Avola e Fascionello, tipiche della Val di Noto, difficilmente possono essere introdotte in altri areali. Due sono le tipologie di propagazioni per via agamica o per via gamica. La propagazione per via gamica avviene attraverso l’ottenimento del portinnesto franco; la semina può essere effettuata in vivaio in autunno, usando drupe provenienti dall’ultimo raccolto, sane e ben mature. La propagazione agamica del mandorlo viene invece effettuata per talea, margotta o innesto (a spacco, a corona, a gemma ed a zufolo). I portinnesti di disponibili in Italia sono pochi e non sempre i più razionali per adattabilità, affinità e resistenza alle avversità. Come portinnesto il Franco non è indicato per la coltura irrigua o per terreni soggetti ad asfissia; si comporta bene su suoli poveri e siccitosi anche con tenore di calcare attivo superiore al 12%. Sensibile a tutte le fisiopatie radicali, presenta ottima affinità e induce vigore medio, buona produttività con frutti di qualità elevata. Il GF 677 propagato in vitro è al momento il solo portinnesto utilizzabile per impianti industriali stante l’adattabilità ai vari tipi di suolo, tranne quelli molto argillosi, sia in coltura irrigua che asciutta; presenta ottima affinità, buon ancoraggio, resistenza al calcare attivo fino al 12%, all’asfissia radicale ed alla siccità. Induce forte vigore, rapida entrata in produzione ed elevata produttività. Il PS A6 pesco utilizzato quale portinnesto nelle piantagioni estese è però meno resistente alla siccità e al calcare rispetto al GF 677; è sensibile all’”Agrobacterium” e, al pari del GF 677, ai nematodi galligeni; induce una più precoce fioritura e maturazione anticipata rispetto al GF 677. Per le varietà autoincompatibili si rende necessaria la presenza di altre varietà a fioritura contemporanea atte a favorire l’impollinazione incrociata. Varie-tà autofertili a fioritura tardiva: Filippo Ceo, Genco, Tuono, Supernova. Varietà autosterili a fioritura tardi-va: Ferragnes, Fra Giulio, Falsa Barese. Altre varietà sono: Fascionello, Ferraduel, Jordanolo, Pizza d’Avo-la, Texas. Per i nuovi impianti si deve adottare soltan-to la forma a vaso a 4 – 5 branche o comunque una forma in volume con l’impalcatura ad una altezza minima di 70 cm da terra per permettere la raccolta meccanica. Normalmente l’impianto viene fatto con astoni questi vanno spuntati prima del germoglia-mento a 80 – 90 cm per la formazione dell’impalcatura. Nel caso di piante poco lignificate o comunque deboli è preferibile ribattere l’astone poco sopra il punto d’innesto, scegliendo il miglior germoglio che si sviluppa il quale verrà spuntato al verde per ottenere le branche dell’impalcatura. Il sesto da adottare è il rettangolo che risponde bene alle esigenze delle forme di allevamento in volume con distanza fra le file di 5 – 6 m, a seconda delle macchine che si intendono adottare per la raccolta, e fra le piante di 4 – 5 m in base al portinnesto, al tipo di terreno e se con irrigazione o meno. La raccolta si attua tra la fine di agosto e la fine di settembre, in relazione alla cultivar. Tradizionalmente i frutti caduti sono raccattati da terra o mediante raccattatura diretta o dopo caduta entro le reti. La raccolta meccanica, già attuata negli Stati Uniti, si sta sempre più diffondendo in Italia. Dopo la raccolta i frutti vengono fatti asciugare all’aria e successivamente viene praticata la smallatura, operazione attuata meccanicamente (ossia togliere il mallo che ricopre il guscio legnoso dove all’interno è situata la mandorla). I frutti smallati devono essere successivamente essiccati. Ultimata tale operazione, prima di predisporre i frutti per la conservazione, è possibile effettuare l’imbianchimento con anidride solforosa per migliorare l’aspetto esteriore. È possibile anche effettuare una disinfezione e disinfestazione contro alcuni parassiti particolarmente dannosi durante la conservazione.

Un mandorleto entra in produzione a regime al quinto anno e resta produttivo fino al 25° anno, poi dal 26° al 35° la produzione decresce ma resta comunque su livelli interessanti (90%). Le rese sono molto variabili in relazione all’andamento dell’anno, alla cultivar e alla zona: possiamo andare da 3-5q/ha dei mandorleti italiani ai 18-20q/ha dei mandorleti americani. La resa della pianta varia soprattutto in funzione dell’età: 10-20kg di mandorle al ventesimo anno, fino ad una media di 50-60kg/pianta in piena produttività. Per concludere la Sicilia vanta l’80% della produzione nazionale e la migliore qualità al mondo di mandorle. Fino agli anni sessanta del secolo scorso, la provincia in cui era presente la maggiore coltivazione di mandorle era Agrigento, dove soltanto nella Valle del Tempi se ne trovavano circa 300 varietà ed ecotipi locali di questa coltura. Da oltre un secolo è diventata la protagonista nella tradizione gastronomica ed apprezzata al di fuori dei confini siciliani la mandorla di Avola, considerata una delle più buone d’Italia. Per concludere le mandorle hanno infiniti utilizzi per la maggior parte sono indirizzate all’industria dolciaria per i confetti, i torroni, ecc. e in piccola parte consumati come frutta secca.

Stefania Gentile
*Dott.ssa in scienze e tecnologie agrarie