Com’ è nata la nostra invenzione!

L’arte di saper coltivare è una capacità che si affina negli anni, un dono che si tramanda da genitore in figlio, dove ciò che rende un operatore del settore un professionista sta nel saper percepire ciò che la natura ci comunica in modo da assecondarla e renderla ancora più fiorente.
Noi di Vitale Project abbiamo sempre pensato che per creare un buon prodotto, che sia funzionale in base alle esigenze in campo, bisogna saper ascoltare attentamente chi la terra la lavora tutti i giorni.
In questi anni abbiamo percepito l’esigenza, da parte di voi professionisti, di avere un attrezzo agile, che consumi poco carburante, che non abbia problemi durante le lavorazioni in condizioni di erba alta o infestanti presenti nel terreno, che faccia un lavoro di finitura eccellente su tutta la superficie e che non abbia problemi strutturali derivanti da limiti tecnici o costruttivi. La soluzione da voi preferita è stata Avior che insieme al fratello minore Sham hanno contribuito a risolvere gran parte delle vostre esigenze.
Il confronto con molti di voi però cominciava a rendersi più importante quando in determinati tipi di condizioni di lavorazione l’attrezzo risultava avere qualche limite. Tutti i coltivatori a bracci indipendenti a
doppia fila, sia che idropneumatici che a molla, soffrono di un enorme limite, il fatto di avere l’inclinazione dei dischi imposta. Ogni costruttore, infatti, decide l’inclinazione da dare al proprio disco in modo arbitrario trovando così un compromesso adeguato all’esigenza. Il problema risiede nel fatto che un disco poco inclinato
riesce a lavorare bene in un terreno molto morbido o sabbioso ma allo stesso tempo è sconsigliato per aggredire e penetrare un terreno molto duro. Al contrario un disco molto inclinato tende a fare un lavoro iniziale ottimo, specialmente nel periodo estivo in presenza di terreno duro, e stentare girando goffamente con frequenti
intasamenti in presenza di grosse zolle o terreno sciolto.
L’ottima soluzione è poter variare l’angolo di incidenza del disco in base all’esigenza. Questa banale soluzione diventa uno scoglio insormontabile quando si combinano tre fattori: Inclinare i dischi mantenendoli sempre nello stesso posto, costruire una macchina nè troppo lunga nè troppe pesante, realizzare un sistema semplice per contenere i costi.
Inizialmente avevamo pensato di incernierare le sezioni in un punto e farle ruotare, questo sistema era inefficente perchè ruotava i dischi ma li spostava in tutte le direzioni e quindi il terreno risultava lavorato
terribilmente male.
Mantenere i dischi nella stessa posizione e ruotarli angolarmente era diventata un’ossesione!
Dopo diversi tentativi una idea semplice e efficace è stata applicare un sistema di bielle ad un telaio, una più corta e una più lunga, incernierate in specifici punti di ancoraggio. L’intuizione, oggetto di brevetto, garantisce una fluida e costante rotazione della sezione e relativo riposizionamento in senso orizzontale alla linea di tiro della trattrice.
Ciò significa che i dischi sono sempre sulla stessa linea di lavoro, si può tranquillamente inclinare le sezioni in modo indipendente e asincrono e avere comunque un attrezzo equilibrato che garantisca una lavorazione omogenea su tutta la superfice.
Avuta l’intuizione dovevamo necessariamente testare il tutto, armare il telaio di bielle possenti, imboccolarle bene, rinforzare il telaio, mettere a bordo pistoni oleodinamici di grandi dimensioni e via in campo!
Il risultato è stato sbalorditivo. La stessa macchina con angolazione delle sezioni pari a zero era il classico Avior, ma una volta spostata la leva del trattore e inclinate le sezioni in modo positivo, rendendo il disco più aggressivo, si otteneva una macchina molto aggressiva sul duro. Ripassando sul lavoro già fatto, dopo pochi metri i dischi cominciavano però a bloccarsi e non girare, ma ancora una volta azionando la leva in modo inverso e cambiando l’angolo delle sezioni i dischi riprendevano a girare, ottenendo un lavoro di finitura da
brividi!