Il Torrone di Caltanissetta è diventato il 52° Presidio Slow Food della Sicilia, è la regione con la maggiore concentrazione di eccellenze agroalimentari “protette” dall’associazione, è un primato che testimonia  l’incredibile biodiversità della nostra terra. Soprattutto, nella società frenetica di oggi e nell’economia attuale sempre più intensiva, poter ragionare di “Slow Food” significa continuare ad affermare uno stile di vita
sano e sostenibile, ancor di più di fronte alle problematiche dei cambiamenti climatici resi lampanti in queste giornate primaverili di dicembre.

Così ci spiega il Presidente di Slow Food Sicilia Fabio Di Francesco sul valore nascosto dietro al marchio “Slow Food”: «L’associazione ha una prospettiva molto particolare nel mondo del cibo, che sintetizziamo con
il motto: “cibo buono, pulito e giusto”, aggiungendo qualche anno fa anche “per tutti”. Per buono intendiamo
innanzitutto integrità organolettica degli alimenti. Oggi assistiamo ad uno straordinario depauperamento delle proprietà di ciò che coltiviamo, basti pensare che la frutta dei tempi attuali ha meno del 50% delle vitamine e sali minerali di una volta. Un cibo pulito è rispettoso dell’ambiente e delle persone, coltivato attraverso i saperi tradizionali dei produttori; giusto è un cibo che assicura la corretta remunerazione a chi produce. Al contrario oggi il sistema dell’agroindustria è basato su poche multinazionali che schiacciano enormemente i produttori, lasciando loro poche briciole. Nello stesso tempo, pretendendo da questi un prodotto che può essere ottenuto solo attraverso tecniche industriali, con l’utilizzo di prodotti chimici, così da cambiare gli equilibri della natura.

Si tratta di una visione antropocentrica che si è ripetuta tutte le volte in cui l’uomo ha provato a imporsi sulla natura, cambiando gli equilibri dell’ecosistema in cui vive e determinando gli effetti che oggi paghiamo. Primo su tutti, il cambiamento climatico.

Attraverso il cibo quindi si toccano tantissimi aspetti: ambiente, etica, impatto sociale, impatto economico,
territorio, salvaguardia delle biodiversità, delle tradizioni e dei saperi.» L’ingresso del Torrone di Caltanissetta in questa accurata selezione di saperi e produzioni è di sicuro una straordinaria opportunità per l’entroterra
siciliano, come commenta il Presidente Fabio Di Francesco, è innanzitutto «la tutela di un prodotto e la capacità artigianale a rischio di scomparsa. Il Presidio tutela quindi la sapienza che ha un valore inestimabile anche per il futuro: il momento giusto di inserire il torrone nel telaio, la manualità nel tagliarlo e incartarlo
uno per uno. Il torrone di Caltanissetta è prodotto con il miele delle api che si nutrono sul territorio nisseno, ha profumi e sentori che non sono replicabili, lo stesso vale per le mandorle e i pistacchi. Escludendo anche solo
una delle materie prime, questo Torrone non ha più lo stesso sapore. Condividere un rigoroso disciplinare dove è previsto che le materie prime non possano provenire da più di 30 km di distanza ha un impatto ambientale
fondamentale, riduce le importazioni e promuove l’utilizzo di piante autoctone del territorio. In più è in grado di innestare un’economia circolare virtuosa che è fondamentale per i produttori.»
Il Torrone di Caltanissetta, oltre ad essere il primo torrone riconosciuto come Presidio Slow Food per l’autenticità delle sue materie prime e delle tecniche di produzione, è un dolce dalla storia secolare, pertanto, legato alle radici del nostro territorio.

Con questo riconoscimento continua il percorso di valorizzazione dell’eccellenze agroalimentari del territorio di Caltanissetta e delle zone limitrofe, oltre ad essere il primo passo di un auspicato processo di identità della
comunità con la città che abita e vive, con i suoi sapori, i profumi e le tradizioni, per essere più consapevoli
delle ricchezze e potenzialità del proprio territorio.

Giulio Scarantino